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Design Week: Paola Pivi ridisegna le vetrine della Rinascente

29 . 03 . 2017 di Redazione
Paola Pivi - photo by Lady Tarin

In occasione di Miart e del Salone Internazionale del Mobile, Paola Pivi presenta per le vetrine della Rinascente il progetto site specific ‘I am tired of eating fish’ a cura di Cloe Piccoli. Un progetto di arte pubblica in uno dei luoghi di maggior affluenza della città meneghina che si preannuncia come evento di punta dell’Art Week milanese. Paola Pivi, infatti, non è un’artista qualunque. Leone d’oro alla Biennale di Venezia nel 1999, ha esposto in alcune delle più prestigiose istituzioni internazionali.

E oggi, dopo la personale appena conclusa al Dallas Contemporary, Paola Pivi torna in Italia con un progetto nuovo, originale, che ridisegna le otto vetrine della Rinascente affacciate su Piazza Duomo. “Più che vetrine, vere e proprie stanze – sostiene la curatrice Cloe Piccoli che ospitano i celebri orsi polari realizzati a più riprese dall’artista. Un’installazione radicale che conduce lo spettatore in una dimensione straniante in bilico tra realtà e allucinazione.

L’art contributor Mariacristina Ferraioli ha incontrato Paola Pivi a poche ore dall’inaugurazione di ‘I am tired of eating fish’. Ecco cosa ci ha raccontato.

Ci parli del progetto che hai realizzato per le vetrine la Rinascente, I am tired of eating fish? Com’è nato? Su cosa si focalizza? 

Me lo ha proposto la curatrice Cloe Piccoli e io ho accettato di slancio di installare le mie opere nelle vetrine della Rinascente, in piazza Duomo, un luogo storico di Milano, attraversato negli anni da milioni di persone. È un posto un po’ speciale. Tutte le volte che passeggio in luoghi con un impatto simbolico così forte penso alle decine di milioni di persone e alle tante generazioni che hanno calpestato quel posto, scrutato quegli angoli, respirato quell’energia. Per la prima volta installo le mie opere in vetrine che si affacciano su un’area di così grande passaggio. E per questo tipo di contesto, tra tutti i miei lavori passati, credo che gli orsi siano forse le opere più adatte. 

Gli orsi da sempre rappresentano un elemento centrale della tua ricerca. Ci spieghi perché, insieme a tutto il mondo animale, sono così importanti per te?

Io sono cresciuta senza avere un grande contatto con gli animali, fino a quando ad Alicudi vidi i due struzzi di Salvatore, un pescatore locale che voleva iniziarne l’allevamento. Da quel momento in poi gli animali hanno invaso la mia arte. Ma era molto più innaturale la mia situazione precedente senza di loro che quella attuale. Perché gli animali sono legati a noi da memorie ancestrali; infatti, per gli esseri umani è impossibile non avere una reazione istintiva alla loro vista.

Hai lavorato in alcune delle istituzioni culturali internazionali più prestigiose, cosa l’ha spinta a esporre nel tempio dello shopping?

Per me non è una questione di tempio dello shopping o tempio della salute o centro d’arte contemporanea di fama storica e internazionale. Io sono pronta a esporre in tanti luoghi. L’importante è che il luogo sia coerente e mi attragga. La Rinascente ha una storia, un passato, un gusto, un’architettura che mi ha completamente appassionato e attratto. Probabilmente un altro megastore non mi avrebbe attratto per nulla. Mi piace che la Rinascente sia tipicamente italiana, che racconti la storia italiana. Mi piace l’aria che si respira ogni volta che ci entro. Per questo ho accettato con slancio di prendere parte al progetto.

Ha una biografia insolita per un artista visto che, prima di studiare arte, ha studiato ingegneria. C’è un aspetto della sua ricerca in cui i suoi studi si fondono?

Gli studi prima di tutto sono frutto della passione dell’insegnante giusto. Ad esempio, mi sono molto appassionata alla chimica grazie al professore che insegnava nella mia scuola superiore in Canada. Era un grande uomo, oltre che un ottimo insegnante. Tutti gli studi sono importanti e io ho sempre preso tutto quello che potevo dalle scuole che ho frequentato e dai professori che ho conosciuto. E ogni volta che ho percepito di aver appreso tutto, ho interrotto per fare altro. Infatti, non ho concluso né gli studi di ingegneria né l’Accademia.

Con questo progetto la tua opera arriverà al grande pubblico, abbracciando anche persone lontane dal sistema dell’arte, che tipo di reazioni ti aspetti?

Per me non c’è differenza tra il pubblico informato sull’arte contemporanea e non. Tutte le volte che ho esposto gli orsi, questi hanno suscitato reazioni di grande attrazione. In Australia, ad esempio, ho visto visitatori che tentavano di abbracciare gli orsi. È la prima volta che installo gli orsi al di là di un vetro, che è necessario visto che siamo su una strada, ma spero che il senso di separazione che il vetro rappresenta sparisca. Sono molto curiosa di vedere quale sarà la reazione della gente di fronte a questa nuova modalità di installazione. 

Tu sei un’artista conosciuta e riconosciuta dal sistema dell’arte, eppure hai scelto di vivere lontana dalle capitali dell’arte contemporanea. Come mai ha scelto l’Alaska? Cosa ti lega a questo luogo?

L’Alaska nel 2006 era un luogo affascinantissimo, poi ho incontrato Karma, mio marito – poeta e compositore di origini tibetane (n.d.r) – che viveva lì. Mi sono innamorata dell’Alaska prima di innamorarmi di lui e quindi è stata una scelta naturale. Sono tornata a vivere in Alaska a dicembre, dopo quattro anni complicatissimi trascorsi in India per l’adozione di nostro figlio.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Dopo ‘I am tired of eating fish’, inaugurerò la mostra ‘You don’t have to believe me’ presso la sede londinese della galleria Massimo de Carlo. Si tratta di una mostra con una serie di opere molto importanti per me, tra cui un lavoro basato sulle bugie che ho pensato nel 2013, quando sono stata ingiustamente accusata con una valanga di menzogne e le bugie sono state utilizzate come un’arma contro di me (ndr: l’artista si riferisce ai problemi legati all’adozione di suo figlio). Mi è stato impossibile realizzare ed esporre l’opera per tutto il periodo che ho trascorso in India, poiché erano in corso delle cause presso la corte (che ho vinto); ora è finalmente arrivato il momento che questi lavori vengano alla luce. 

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