Alessia Marcuzzi: “Marks&Angels, la mia isola felice”
Happy unconventional mother’s day!
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La primavera-estate di Rinascente incontra l'arte di Derek Gores

20 . 03 . 2018 di Riccardo Conti
Alessia Marcuzzi: “Marks&Angels, la mia isola felice”
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L’artista americano Derek Gores, autore della campagna SS18 di Rinascente, è stato protagonista di una mostra online e offline negli spazi di Rinascente a partire dal 13 marzo. Un’occasione unica per approfondire l’arte di Derek Gores.

DAGLI ESORDI A RINASCENTE

La nuova campagna Spring Summer 2108 frutto della collaborazione con l’artista americano Derek Gores e pensata come una vera e propria opera d’arte, testimonia la costante ricerca di Rinascente in tutti i settori – fashion, design, food, jewelry, lifestyle e beauty – esplorati da sempre con sguardo curioso, attento e anticipatore. Un’esperienza che Rinascente ha voluto tradurre in immagini e rendere ancora più intensa chiedendo all’artista americano di realizzare la live performance dello scorso 13 Marzo per il pubblico del nuovo flagship store da poco aperto a Roma in via del Tritone.

Derek Gores è nato nel 1971 a New York e cresciuto nel Massachusetts. All’età di dieci anni si trasferisce in Florida, in un ambiente sociale e culturale che vede negli sconfinati spazi dell’entroterra e nella beach culture quel mix di elementi tipici del sogno Americano. Nel 1993 si diploma alla Rhode Island School of Design, iniziando la sua carriera come grafico e illustratore. È in quell’esperienza iniziale che va ricercata le straordinaria abilità di Gores nel controllo degli elementi grafici e compositivi che contraddistinguono i suoi più noti lavori artistici.

Sensibile osservatore dell’immaginario contemporaneo, Derek Gores è diventato negli ultimi anni uno dei più attenti interpreti della tecnica del collage, attraverso la quale esprime un’ideale di bellezza empatica che chiunque può osservare nelle 10 tele esposte alla Rinascente di Roma.

LA TECNICA DEL COLLAGE E IL SUCCESSO

I grandi ritratti a prima vista s’impongono al pubblico per il loro forte carattere comunicativo e di immediato impatto, in linea con quella tradizione espressionista europea che ebbe negli anni ’50 in America una seconda vita per mano degli autori dell’espressionismo astratto e successivamente degli esponenti del New Dada. Avvicinandosi, come sempre capita nel dialogo tra opera e pubblico, alle tele esposte si coglie che la moltitudine di segni che compongono l’immagine non è frutto di pennellate ma di un collage intenso e perfettamente realizzato impiegando miriadi di frammenti, come spiega l’artista: “da sempre ho fatto arte utilizzando sia il disegno che la pittura poi mi sono imbattuto nel collage che mi ha permesso e di riciclare non soltanto il materiale raccolto, ma anche la storia che porta con sé , perché ogni frammento che raccolgo contiene un brandello di un’altra storia”.

Se i primi esempi di collage come i papier collé cubisti di Picasso e Braque nacquero come “sculture di carta”, è però con il Dada e con figure decisive come Kurt Schwitters e Hannah Höch che questo linguaggio s’impone e si consolida nella storia dell’arte come mezzo espressivo oggi imprescindibile per molti autori che lo stesso Gores così ricorda: “Mi sono molto ispirato al surrealismo, in particolare ai lavori di Max Ernst, ma la Pop Art mi ha sicuramente condizionato, in particolare il concetto che la pubblicità possa diventare arte”, continuando a proposito della nuova campagna da lui firmata “È stato un piacere lavorare per un brand come Rinascente che crede nel valore dell’arte e mi ha dato la possibilità di ‘giocare’ esplorando quelle immagini con la mia pratica”.

 

C’è ovviamente una ragione precisa per capire tale successo, che non ha nulla a che vedere con elucubrazioni intellettualistiche ma che risiede invece nell’esperienza diretta di ogni artista come testimone del suo tempo e del suo ambiente. Il nostro mondo visivo, dall’epoca della riproduzione tecnica e dell’esplosione dei media, è uno scenario intimamente costituito da piccoli frammenti, di riproduzioni d’immagini, di simulacri dei quali i modelli originali sono ormai estinti o impossibili da rintracciare.

Nell’arte di Gores quelli raffigurati sono per lo più volti che sembrano provenire dal mondo glamour della moda, ma anche animali e altri soggetti minuziosamente costruiti riciclando “scarti” cartacei dalle più disparate origini, che l’artista raccoglie in un lungo processo di acquisizione e archiviazione. Un’esperienza fisica, analogica, che incontra poi un’altra dimensione, questa volta digitale, della fotografia: Gores realizza un servizio fotografico con i suoi soggetti, le sue modelle, che poi gioca a decostruire grazie ai software di elaborazione delle immagini, nelle varie tonalità cromatiche che si depongono sulla tela. Cromie che non sono però conferite, come dicevamo, dai materiali tradizionali della pittura, ma da quelle già presenti in riviste patinate, cartine geografiche, tesi di canzoni, titoli di quotidiani e così via.

Lo stesso processo è stato applicato da Gores per realizzare la nuovissima campagna primavera estate di Rinascente, partendo questa volta dagli scatti dal forte sapore glamour della fotografa Stella Consonni, profonda conoscitrice dell’immaginario della moda che ha collaborato con l’artista nella realizzazione di questo seducente racconto visivo che l’artista così racconta: “credo fosse la vigilia di Natale quando ricevetti le foto di Stella e ne fui subito impressionato: i suoi scatti raccontano momenti di vita reale, comunicano gioia, piacere, bellezza ed eleganza. Mi ha dato esattamente ciò che mi occorreva per realizzare le mie opere che nascono da quelle immagini con i loro bellissimi contrasti, gesti e le loro pose perfette”.

”Ho iniziato ad apprezzare quell’elemento casuale che ogni volta mi sorprende ”

Nella campagna di Rinascente, così come in precedenti lavori, colpisce l’imminenza di un’immagine forte, diretta, centrale, che rispecchia l’estetica delle immagini pubblicitarie di moda più sofisticate, coniugandole con l’immediatezza dei miliardi di file digitali creati da ciascuno di noi, scattando quotidianamente altrettanti selfie e ritratti di vario genere. Ecco però che a questo tempo rapidissimo e “dato”, se ne affianca un altro, che al contrario è nascosto e dilatatissimo: quello creato con pazienza e con metodo dall’artista, che lascia però una certa componente di casualità (alcuni pezzi di carta hanno i bordi strappati, irregolari, a testimonianza della loro origine materica) alla involontaria dinamica di ricostruzione di significati provocati da accostamenti liberi e del tutto imprevedibili dei vari tasselli ricombinati. “Amo il carattere caotico del collage. Inizialmente ero estremamente preciso nella mia tecnica, ma ho iniziato ad apprezzare quell’elemento casuale che ogni volta mi sorprende e conferisce all’immagine una narrazione più aperta”, racconta Gores, commentando i dettagli delle sue ultime opere.

La pratica di Gores oscilla sempre tra opposti, ed è proprio in questa apparente natura contraddittoria che risiede la sua attualità. Google Images rappresenta una risorsa infinita per un artista visivo oggi (e lo è probabilmente anche per Gores), ma è nella qualità della ricerca, della scelta personale che si colloca la vera professionalità e intuizione artistica dell’autore; nello stabilire e dare nuova identità (quella dei volti, ad esempio) a qualcosa fatto da altri per altri fini e poi deposto nella miscellanea di queste junk images digitali, rappresentati dai collettori di immagini contemporanee dei quali siamo tutti utenti attivi.

L'ARTE DI DEREK GORES

È importante però sottolineare un altro aspetto fondamentale per comprendere l’arte di Gores: osservando le sue opere sia da vicino così come da lontano, è facile percepirne la positività e condividerne il valore emozionale. All’artista interessa fissare lo spettacolo di un solo momento, la bellezza di un volto o di una forma, anche se questa è il frutto di un disordine riordinato, conferendo alle sue tele quella forza vitale che è l’espressione finale e compiuta di una lenta trasformazione verso la concretizzazione di una forma armonica e visivamente appagante. Non sarà un caso che spesso Gores è tornato a raffigurare nei suoi collage l’immagine di una coloratissima farfalla come se, dopo il lungo stadio progettuale e “larvale”, dal quel bozzolo si fosse librata leggera la sagoma variopinta dell’insetto adulto.

L’arte di Derek Gores è insomma un inno alla vita, all’affermazione individuale che, non a caso, ha sedotto il gusto di molti famosissimi musicisti e i brand con i quali l’artista ha collaborato appassionatamente in questi anni. Da Madonna a Lenny Kravitz, dagli U2 a Kings of Leon e poi brand della moda, dei grandi miti americani come Harley Davidson e moltissime altre società dell’industria dello spettacolo e dello sport che hanno affidato all’artista l’interpretazione della loro identità così come è avvenuto per la campagna primavera estate 2018 realizzata da Gores per Rinascente, incarnando alla perfezione lo spirito stagionale con freschezza e vitalità.

Con fantasia sfrenata e divertita, Gores crea monumenti partendo da rifiuti felici, rianimati dall’armonia e dell’amore in una fortissima tensione ideale. La gradevolezza della sua pratica fa dimenticare l’alienazione della società dei consumi, esponendone invece il lato più creativo e contemporaneo, che ha trovato perfetta sintesi nell’avventura proposta dalla sofisticata narrazione visiva apprezzabile nella mostra che si è tenuta presso il nuovo flagship store di Rinascente in via del Tritone a Roma.

 

Riccardo Conti
Critico d’arte e giornalista, si occupa di cultura visiva e linguaggi come video e moda.
Ha curato diverse mostre per gallerie e spazi privati ed è autore di format televisivi riguardanti arti visive e cultura contemporanea.
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