Lady D, un’icona di stile indimenticata
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Flashdance approda in teatro: in prima fila con la Rinascente

14 . 09 . 2017 di Redazione
Lady D, un’icona di stile indimenticata
Chiara Noschese

Chi non ricorda la storia di Alex, ragazza anticonformista che lotta per riscattarsi da un passato difficile e realizzare il suo sogno di entrare nella prestigiosa accademia di ballo di Pittsburgh? Uno dei più indimenticabili cult movie, Flashdance, diventa un musical: dal 5 ottobre al 31 dicembre approda al Teatro Nazionale CheBanca! di Milano. 

A firmare la regia è Chiara Noschese, già attrice di teatro affermata, casting director per Stage e regista di family show come Il Piccolo Principe e Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie. Il team creativo che la affianca è formato da Marco Bebbu (coreografo), Angelo Racz (direttore musicale), Gabriele Moreschi (set designer), Francesco Vignati (lighting designer) e Armando Vertullo (sound designer). Nel musical, Alex sarà Valeria Belleudi, interprete di first class musical come Sister Act e Priscilla la Regina del Deserto e, nel 2004, allieva della Scuola di Amici di Maria De Filippi.

La Rinascente, da sempre interessata alla promozione della cultura e dell’arte, ai suoi clienti offre una serie di vantaggiose proposte per assistere allo spettacolo. In particolare, riserva alcuni biglietti per l’anteprima dell’1 ottobre e uno sconto dedicato ai titolari della Rinascentecard. A loro, infatti, è garantita una riduzione esclusiva del 30% sul biglietto di ingresso (promozione valida dal 5 ottobre al 23 dicembre ) dietro presentazione della tessera presso la biglietteria o per gli acquisti on line su pagine dedicate messe a disposizione da STAGE. E a novembre, nel department store, è anche in programma una performance del cast di Flashdance: la data sarà comunicata in negozio, sul web e attraverso i canali social della Rinascente.

 

Flashdance, nel suo nuovo allestimento teatrale, del tutto inedito, per Chiara Noschese è la prima regia di un importante titolo internazionale. “Si tratta – spiega la regista – di una grande sfida: un copione inedito, con canzoni nuove e nuovi personaggi, saremo secondi dopo l’Inghilterra a luglio a metterlo in scena; oltre alla regia ne curerò adattamento liriche e testo. Sarà sicuramente uno spettacolo pieno di numeri danzati e cantati, immagini, proiezioni, musica meravigliosa e con luci sorprendenti ma, fondamentalmente, sarà tutto accessorio a una grande e bella storia, perché Flashdance è la storia di Alex, è la storia di un sogno”.

Sono ormai sei anni che si occupa di regia, ma Flashdance è un’occasione speciale.
“Sì, questa è la prima volta che dirigo completamente uno spettacolo estero, un’edizione nuova di zecca, un testo completamente riscritto. In questa nuova versione i personaggi sono più intensi, e sono state aggiunte canzoni, come ‘I love rock’n’roll e Manhunt'”.

Ha curato anche il casting.
“Sì, ho dovuto farlo per me stessa. E scegliere attori che fossero performer poliedrici, adatti a questo tipo di prova. Per quanto riguarda Alex, ad esempio, ho cercato una professionista che fosse non solo bella, ma anche una grande ballerina, capace di recitare bene e di cantare”.

Perché, dopo una lunga esperienza come attrice, ha optato per la regia?
“Sono una persona che detesta le acque ferme, e sentivo di avere altro da dare. Avevo imparato cose che avevo urgenza di raccontare. Non tutti gli attori evolvono nella regia, ma io mi sono resa conto di volerlo fare: la regia è stato un approdo, per me un’evoluzione naturale e necessaria”. 

Come è cambiato il suo ruolo?
“Il salto riguarda la capacità di reggere le pressioni: quando si fa l’attore, una volta dato tutto durante le prove, il lavoro si riduce alle ore in cui si fa lo spettacolo. Quando, invece, si è all’apice della piramide, non si smette mai. Mi sono resa conto di avere una specie di ‘sindrome del condottiero’, e la mia esperienza di attrice mi aiuta a capire gli attori: sono stata nei loro panni, so che cosa provano, cerco di capire le loro difficoltà”.

La storia di Alex è molto attuale.
“Sì, in quanto donna che vuole affermarsi in un mondo maschile. È una giovane in un ambiente di uomini, sa fare bene il suo lavoro ma ha un sogno, e quel sogno la aiuta ad andare avanti. Non si fida di un uomo che si innamora di lei e che la vuole aiutare, perchè vuole fare da sola. È una di noi, una di quelle donne “nervose”, una donna 2.0, che combatte, è coraggiosa e non ha paura di sporcarsi le mani. In lei ci vedo anche una parte di me, e di tante, tante donne”.

Valeria Belleudi
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