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All I want for Christmas... C'era una volta la letterina a Babbo Natale

15 . 12 . 2017 di Filippo Piva, Ewelina Dymek

Le letterine per Babbo Natale, che siano scritte su carta, spedite via mail o anche solo sussurrate a un orecchio premuroso, non sono solamente un elenco di regali che si vorrebbero ricevere il 25 dicembre. Perché a Natale quel “voglio” a cui ormai siamo abituati si trasforma nel più delicato dei “vorrei”, certo. Ma anche perché, in fondo, alla speranza di vedere soddisfatte le proprie richieste si somma quella ancora più grande di rimanere sorpresi, di sorridere davanti a un pensiero inaspettato, di condividere queste emozioni con i nostri cari. E di riuscire a trovare un regalo perfetto per ognuno di loro, ovviamente. Mica facile.
La chiamano la “magia del Natale”, d’altronde, e inizia con le luci e i colori che invadono le vetrine di ogni città (a proposito, avete visto quelle di quest’anno della Rinascente di Milano progettate dalla scenografa Margherita Palli?), per proseguire fino all’ora fatidica in cui i pacchetti vengono aperti sotto l’albero. Un piccolo incantesimo che ci accompagna in ogni fase della nostra vita, anno dopo anno, rinnovando in noi il desiderio di essere almeno per qualche giorno un po’ più buoni, un po’ più attenti. Magari un po’ più bambini. Ma come cambia tutto questo con il passare degli anni? Lo abbiamo chiesto a tre grandi protagonisti del mondo dello spettacolo e della cultura. Che ci hanno raccontato che cosa ha significato e che cosa ancora oggi significa per loro quella letterina, che inizia con Caro Babbo Natale e che prosegue con All I want for Christmas…

Syria

“Quest’anno sto avvertendo lo spirito natalizio come mai prima d’ora. Basta pensare che ho preparato l’albero praticamente a metà novembre”. Sorride Syria, mamma rock per eccellenza, alle prese con l’arrivo dei genitori da Roma per le feste (“È la prima volta che salgono a Milano per Natale, spero vada tutto bene”, ci confessa) e con un figlio di 5 anni, Romeo, a cui trasmettere tutta la magia del momento. “Mi ha già fatto capire che vorrebbe tanto qualche nuova scatola di costruzioni, è un super appassionato. Vedrò di riferire a Babbo Natale”.

Per lei, d’altronde, le festività hanno sempre avuto il caldo sapore dello stare in famiglia. “Ricordo che quando ero piccola l’inizio dei festeggiamenti coincideva con l’arrivo della zia Laura, la sorella di mia nonna Syria, che abitava a Modena e si trasferiva da noi un mesetto circa, ogni dicembre. Da quel momento in casa si iniziava ad addobbare tutto quanto, spuntavano i segnaposti a tavola, si preparava l’abero. E intanto dalla cucina iniziavano a uscire i biscotti, i tortellini, la pasta fresca.

E la famosa letterina? “La scrivevo certo, era un momento speciale, anche se non ricordo bene che cosa chiedessi di preciso. Oggi cerco di lasciare in qualche modo traccia sul computer delle cose che mi piacerebbe ricevere, che è una tattica senz’altro meno poetica, ma molto pratica. Anche se in fondo ciò che è davvero speciale di questo periodo è il tempo che ci si dedica reciprocamente: quello in cui si esce tutti insieme, si passeggia tra le vetrine, si fantastica sui regali da fare e da farsi. È una tradizione che si ripete, una boccata d’aria che va in pieno contrasto con la fretta e la frenesia che ci accompagnano ogni giorno. E che sì, ripeterò senz’altro anche quest’anno, portando i miei figli e i miei genitori in centro a Milano”. Ottimo, ma quali sono i desideri di Syria per questo Natale? “Beh, soprattutto un viaggio, un viaggio al caldo con mio marito, in compagnia dei nostri amici -, ci confessa sospirando e sognando ad occhi aperti. – Forse finalmente quest’anno riusciremo a concedercelo, subito dopo le feste”. Costumi da bagno, cappelli, occhiali da sole e tutto il necessario per fuggire dal freddo di queste settimane potrebbero dunque fare una bellissima figura sotto l’albero di Syria. Babbo Natale è stato avvisato.

Chef Rubio

Quello di Babbo Natale è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare. Lo sa bene Chef Rubio, all’anagrafe Gabriele Rubini, reduce dalla seconda stagione per il canale Dmax del suo ultimo programma.  (il docu-reality “È uno sporco lavoro”, appunto) e pronto per un Natale in famiglia. “Anche io, come tutti i ragazzini, scrivevo la lettera a Babbo Natale -, ci racconta. – Cosa chiedevo? I pupazzetti di He-Man, ne avevo tantissimi, una collezione intera di tutti i tipi possibili e immaginabili. E poi sì, tra un giocattolo e l’altro ci scappava anche la richiesta della pace nel mondo, tanto per ingraziarsi Babbo Natale e fargli capire che ero un bravo bambino”.

Una tattica perfetta. Con il tempo, però, i desideri di Chef Rubio sono diventati sempre meno evidenti e sempre più difficili da intercettare per chi gli sta intorno. Il risultato? “Abbastanza disastroso -, ride Gabriele – certe volte mi sono arrivati dei regali davvero tremendi. Però vabbeh, alla fine pace, non è quello che arriva l’importante, è più che altro il pensiero. A volte basta anche qualcosa che faccia sorridere, che abbia dietro un ragionamento, un po’ di tempo speso. Ecco, anche il tempo a suo modo è un regalo, e non lo dico per essere buonista. Per il resto, quest’anno mi piacerebbe ricevere una videocamera con cui girare il mondo e fare le mie riprese. Visto che nessuno ci ha pensato per il mio compleanno posso fare un appello per Natale, vero?”.

Insomma, letterina spedita, con parenti e amici in copia conoscenza. E anche se sono lontani i tempi dei pupazzetti giocattolo, il Rubio di oggi, non più in qualità di astuto bimbetto, bensì di chef, sportivo e personaggio televisivo, continua ad aggiungere ugualmente un pensiero per chi è meno fortunato. “Quest’anno un bel regalo di Natale lo chiederei alle istituzioni. E sarebbe quello di investire di più nella sanità e nell’istruzione. Avere un popolo sano e istruito significa avere un popolo più libero. E questo, secondo me, è fondamentale”.

Ilaria Bernardini

“Ricordo che da piccola l’attesa del Natale iniziava sempre con il Calendario dell’Avvento che mia madre ci portava a casa dalla Fiera del Libro di Francoforte. Era molto tedesco, pieno di cioccolatini buonissimi, con quell’aria che faceva molto chalet di montagna”. È un ricordo pieno di sapori, profumi e colori, quello che ci racconta la scrittrice milanese Ilaria Bernardini, in cui la neve e la polvere di cannella si vanno a posare lentamente sui biscotti e sulle carote lasciate lì per le renne, accanto al bicchierino di vodka per aiutare Babbo Natale a riscaldarsi.

“Mia madre è sempre stata quella in grado di capire e raccogliere i desideri di ognuno di noi. E non era facile, perché siamo una famiglia numerosa, quattro sorelle e un fratello. Oggi che mi trovo io nel ruolo della mamma capisco quanto possa essere complicato. Mio figlio ha 9 anni e sta diventando grande. Qualche giorno fa mi ha chiesto a proposito di Babbo Natale: “Ma se smetto di crederci sparisce anche lui?”. Ecco, questo mi spinge ad impegnarmi ancora di più per tener vivo l’incanto”.

Già, ma oggi chi è a raccogliere i desideri di Ilaria? “È il mio ragazzo, assolutamente. Riesce sempre a stupirmi e a creare un accumulo di narrazioni in grado di farmi commuovere. Che cosa desidero quest’anno? In realtà tanti alberi”. Non a caso il suo nuovo romanzo, in arrivo nei primi mesi del 2018, si intitola proprio “Faremo Foresta!”. “Io adoro gli alberi, ne vorrei tantissimi, da piantare in campagna e da accudire. In particolare mi piacerebbe avere un albero del pepe rosa. E magari due gelsi. E un altro mandorlo. Un pianeta pieno di alberi a cui dedicare il nostro tempo sarebbe senza alcun dubbio un pianeta migliore”.

Insomma, che si chieda un viaggio oltreoceano, un piccolo bosco personale o una videocamera con cui girare il mondo, il tempo è ormai agli sgoccioli ed è arrivato il tempo di spedire le nostre letterine. Anche il più esperto Babbo Natale, d’altronde, ha bisogno di qualche suggerimento, e gli indizi targati #AllIWantForChristmas potrebbero essergli davvero molto, molto utili. Siete pronti, dunque, ad aprire cuore e mente, e a preparare la vostra lista dei desideri?

Filippo Piva
Classe 1987. Scrive di lifestyle e innovazione per Wired e GQ, spaziando dal design all'enogastronomia, dai viaggi al benessere.
Ewelina Dymek
A cat lady and a freelance illustrator who likes doing cool stuff
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